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Un computer non è un tostapane

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Un computer non è un tostapane

“Partiamo da una semplice constatazione: l’informatica è ormai onnipresente. Sarebbe riduttivo presentare un qualsiasi elenco di campi applicativi; consideriamo, comunque, che ormai in quasi ogni famiglia è presente almeno un Personal Computer, quasi tutti, già in “tenera” età posseggono un telefonino; negli uffici, nei negozi e pressoché ovunque è presente un derivato della tecnologia informatica.

Entrando in edicola, di cui sono un assiduo frequentatore e nelle quali dilapido ingenti risorse economiche, vengo spesso abbagliato dai colori e dai luccichii di centinaia di riviste di informatica: è dunque un fenomeno di massa. Fatto due più due pensiamo a centinaia di migliaia, milioni di esperti di informatica. Poi, d’altronde, ormai l’informatica si insegna e si studia sin dalle scuole elementari, per cui eccezion fatta per alcuni soggetti in avanzata età, da sempre restii a qualsiasi forma tecnologica differente dal televisore, gli informatici sono davvero tanti.

Ora so che sto per tirarmi dietro le critiche di una buona fetta di questi informatici ma il mio parere è, purtroppo, completamente diverso.


Vedo e parlo con tanti ragazzi, così come con persone meno giovani, che hanno una visione dell’informatica e dell’informatico pericolosamente errata. Pseudo esperti che sarebbero capaci di scaricare da Internet anche il più introvabile degli MP3 che fanno fatica a distinguere le funzionalità di un sistema operativo da quelle di un software applicativo. Questi stessi esperti ignorano o conoscono solo minimamente l’esistenza di software alternativo a windows. Dello stesso windows ignorano spessissimo le caratteristiche funzionali appena celate dietro il loro desktop.

Per non parlare poi di un’infinità di persone che considerano esaurite le loro preoccupazioni di sicurezza semplicemente perché hanno un antivirus installato sulla propria macchina. Poi se fate loro notare che la definizione dei virus è aggiornata a mesi orsono vi guardano con la stessa espressione che io ho di norma il sabato mattina appena sveglio.
Accenno poi solo per un istante alle tantissime persone che pensano alla figura dell’informatico come a quella del tecnico del negozio di computer che dovrebbe spiegare il motivo per cui non si riesce a far funzionare questo o quel programma. Ancora un accenno agli altri tantissimi che credono che l’informatico sia quello che riesce a far funzionare una stampa unione di Word o una formula di Excel.

Ma l’Informatica, ed i veri informatici lo sanno, non è tutto ciò. L’informatica è logica, l’informatica è puro pensiero, sfida e stimolo intellettuale. L’informatica è vedere i propri limiti e confini e superarli con la Forza della ragione e della fantasia. Fantasia perché oltre al terreno ormai conosciuto di schemi più o meno standardizzati per risolvere un dato problema esiste ampio margine di sperimentazione e di applicazione dei propri istinti creativi. Perché spesso di creazione si tratta. Creazione di programmi e sistemi che prendono vita da noi stessi e dalle nostre capacità e che crescono e maturano con le nostre cure ed attenzioni.

Creature che, per la loro complessità interna, arriviamo a considerare a volte capaci di vita propria.”

Mi è piaciuto introdurre questo “scritto” prendendo spunto  dall’introduzione del mio libro “Io, Informatico”,  disponibile parzialmente on-line sul sito www.tesseract.it, in quanto, credo, ben si addica al titolo stesso del lavoro: “Un computer non è un tostapane” .

Il motivo è presto detto: la maggior parte delle persone considera, in maniera addirittura eclatante, un PC alla stregua di un elettrodomestico. Un tasto per accenderlo e spegnerlo e un po’ di tasti per farlo funzionare. Purtroppo, o per fortuna, le cose non stanno esattamente così. Un computer è un sistema complesso che richiede una buona dose di  pratica per arrivare ad un suo utilizzo corretto e privo di rischi.

Sicuramente non mi spingo a pensare che un utilizzatore di un computer debba essere per forza un informatico così come lo ho descritto all’inizio. Se così fosse dovremmo considerare inutili tutti gli sforzi che sono stati compiuti per rendere questo strumento user friendly (di facile utilizzo per l’utente).

In questo contesto possono bastare le considerazioni relative alla differenza che esiste tra un programmatore ed un utente: un programmatore deve conoscere nei dettagli il funzionamento della macchina per poter creare programmi mentre l’utente deve conoscere, di norma, sono come utilizzare i programmi.

Fin qui sembra tutto semplice: un utente prende il manuale del programma, o dei programmi, che deve utilizzare e comincia a “smanettare” per ottenere da questi software i risultati attesi.

I  problemi cominciano a sorgere considerando che i programmi per poter funzionare (come si dice in gergo “girare”) hanno assoluto bisogno del famigerato sistema operativo: che sia mac, windows o linux la cosa non cambia poi di molto.

Bisogna quindi aggiungere, alla necessità di conoscenza specifica relativa ai programmi da utilizzare, un “minimo”   di conoscenza del sistema operativo in uso.

Ma anche fino a questo punto la cosa risulta abbastanza controllabile. In realtà lo cose sono state abbastanza semplici e  “controllabili” per un buon lasso di tempo  e più precisamente fino all’avvento di Internet. Prima di internet, infatti, la pericolosità dei virus informatici risultava abbastanza contenuta. Le infezioni avvenivano tramite i floppy ed il numero di virus era abbastanza contenuto.  Per inciso, questa forma di rete “primordiale” fatta di scambi di file effettuati manualmente e direttamente sui floppy prende il nome di sneakernet.

Credo ci sia anche da sottolineare un altro aspetto importate. Prima di internet gli utenti di PC erano in numero mostruosamente minore rispetto al presente. Si trattava, generalmente, di  utenti abbastanza esperti e ciò era dovuto anche alla maggiore difficoltà di utilizzo dei sistemi stessi.

E’ stata internet con le sue promesse e possibilità di accesso ad un mare enorme di informazione e comunicazione  a tirare all’interno del mondo degli utenti di PC un numero straordinario di persone.

Credo ci sia stato una sorta di “collasso temporale”. Troppo poco tempo per i nuovi utenti per istruirsi all’uso dei nuovi strumenti e troppo poco tempo per gli strumenti per risultare sicuri nel loro utilizzo nel “modello elettrodomestico”.

La necessità commerciale da parte dei produttori di software di immettere sul mercato quanto prima  possibile nuovi prodotti non si sposa affatto con la necessità di sicurezza che dovrebbe essere insita nel prodotto stesso. Da tutto questo risulta una prassi ormai consolidata di immettere sul mercato prodotti non testati e potenzialmente  “pericolosi”. Internet, ancora una volta,  ha  dato una mano a complicare la situazione.

Mi spiego meglio. All’inizio, cioè prima della “rete delle reti”,  un produttore distribuiva i suoi pacchetti software “manualmente” attraverso semplici dischetti. Un eventuale bug (errore di programmazione del software)  vedeva costretto il produttore a fornire un aggiornamento del software su di un nuovo dischetto e a distribuirlo, ancora  manualmente, a tutti gli acquirenti. Il risultato era un enorme aggravio dei costi che il produttore doveva sostenere. Questa situazione induceva il produttore  stesso ad un forte controllo preventivo sulla qualità del software.

Con l’avvento di internet lo stesso produttore può distribuire una cosiddetta “pezza” (il software aggiornato con la correzione dei problemi presenti nella prima versione) a costo pressoché  nullo mettendolo in linea sul proprio sito aziendale. Ciò ha inevitabilmente abbassato la necessità dei controlli preventivi e di conseguenza la bontà  e la sicurezza del software.

La situazione è allora questa: software non sempre sicuro ed utenti che ignorano tale situazione. Mi viene in mente la domanda che mi rivolse un conoscente un po’ di tempo fa a proposito di un software che aveva acquistato in un grande magazzino e che doveva servire a fare semplici disegni per bambini (o qualcosa del genere).  Il software in oggetto costava pochi spiccioli di euro. La persona mi chiedeva perplessa come mai il programma in certi momenti durante l’uso si chiudeva all’improvviso senza spiegazione apparente. Provai a spiegare che probabilmente si trattava di errori di programmazione all’interno del software stesso. La persona in questione credo non mi abbia creduto. Stentava a credere possibile che un software acquistato regolarmente, con tanto di confezione, potesse essere non perfetto. In realtà, probabilmente, paragonava il software ad un elettrodomestico: o funziona o non funziona; tanto più    che trattandosi di un oggetto non fisico era assolutamente impossibile un malfunzionamento casuale. Dopo un po’ la persona in questione  lasciò cadere il discorso e dalla sua espressione di leggera sufficienza nei miei confronti credo di aver compreso che stesse pensando  di parlare con uno che in buona sostanza non capisse bene il problema. Amen.

Il fulcro della questione forse è proprio qui: la maggior parte degli utenti non sa quasi niente del funzionamento del software e continua a vederlo come un elettrodomestico. Da un punto di vista la cosa sembra essere abbastanza logica: compro un frigorifero, lo posiziono, lo metto in funzione e lo uso. Perché mai dovrei preoccuparmi di “aggiornarlo” migliorandogli il motore o verificando se la luce all’interno si spegne effettivamente quando chiudo il frigo? Quando si rompe chiamo il tecnico e  finisce li.  

Se si usa lo stesso ragionamento per il software la cosa diventa molto più complicata. Un software non è un frigorifero. In modo particolare i sistemi operativi, i programmi per “navigare” su internet, i programmi per la gestione della posta elettronica e più in generale tutto il software che ha a che fare con internet è potenzialmente insicuro.

In generale gli utenti “medi” non si preoccupano di verificare che il proprio software sia aggiornato e quindi potenzialmente più sicuro. Per controllare tali situazioni i sistemi operativi e software applicativi più moderni si preoccupano di autoaggiornarsi indipendentemente dall’utente. Tuttavia anche questa situazione comincia a presentare problemi. Le ultime versioni di Windows impediscono l’autoaggiornamento in caso di copie pirata (non acquistate regolarmente). Nessun problema penseranno in molti: perché preoccuparsi di persone che frodano gli altri non acquistando il software. Giusto; ma, anche in questo caso, la visione è parziale. Persone che non aggiornano i propri programmi sono potenziali minacce (inconsapevoli) per gli altri utenti della rete. Ciò semplicemente perché potrebbero ospitare senza saperlo virus che, oltre a danneggiare le proprie macchine personali, potrebbero (e in generale lo sono) essere un pericolo per altre macchine connesse ad internet.

Come si vede la situazione è molto complessa e certamente questo scritto, che sta volgendo al termine, non potrà risolvere molto. La soluzione, se mai ci sarà, verrà dalla conoscenza e dalla consapevolezza. Tante gocce generano un fiume e tanti fiumi un mare. Questo scritto è una goccia.

Carlo A. Mazzone